Chi sono

Tra il 2005 e il 2009 hanno vissuto in Polonia, a Cracovia.

Pargole e cani erano due, due più due faceva però praticamente dodici e di stagione in stagione, settimana per settimana, vasino dopo vasino, capriole dopo malattie, asili dopo feste i racconti di quella loro vita finivano in rete, sul blog di Zulawskiego, in un dialogo tra la mamma e il vecchio condominio che le ospitava e le guardava crescere, e così si facevano compagnia, mentre il babbo andava e veniva.

Quando si trasferirono in Germania, a Berlino, ci fu la crisi dei trent’anni, l’impatto con la puntualità germanica e vari altri salti mortali emotivi, tanto che quello stare a raccontare i dettagli dei siparietti familiari cominciò a sembrare alla mamma la cosa di gran lunga meno urgente da fare, e fu così che smise.

Finché, dopo diversi anni, quando persino il caos stellare che la contraddistingue ha come trovato un proprio equilibrio e un suo perché, la nostalgia per quello spazio silenzioso dove la poesia della normalità familiare può esser fermata e raccontata è tornata a galla, e dai e dai capita persino che si faccia anche basta e si ricominci a scrivere. Perché se è vero che si dovrebbe scrivere pensando, con tre figlioli capita anche che si pensi scrivendo, e basta, e non le si se ne voglia.

Rispetto ad allora qualcuno non c’è più ma qualcun altro è arrivato; c’è un grande buco sotto il tavolo, là dove gli occhi languidi dei due splendidi maschioni pelosi si incrociavano accoccolandosi intorno alle ciabatte della mamma, e persino si ringhiavano per conquistare un piede intero e appoggiarsi a lei, ma nuovi, straordinari e sciroccati personaggi circolano per le terre fidicine.

Il primo, imperiale, taumaturgico ed eccelso è Super Topolìn Cecetto, il beneamato fratellino delle ragazze che a suon di riccioli ha fatto perdere il capo a tutti, soprattutto alla mamma e da quando c’è lui la vita è davvero perfetta;

la tata Tyna, perno d’equilibrio della salute fidicina, sguardo da damina rinascimentale che a guardarla sembra d’essere alla corte di quel Luigi francese quando videro scendere dalla carrozza la principessa polacca che li avrebbe, poi, raddrizzati tutti;

la zia Peonia, incontrata per caso e riconosciuta per fortuna, socia e alter-ego professionale della mamma, ma soprattutto regina indefessa nel trasformare la banale realtà in gigantesca e incontenibile sceneggiatura di psicodramma;

che tutto sommato loro sono sempre loro, il babbo continua a volar via e ad essere altrove finché poi arriva e le giornate si trasformano in un’allegra e ordinata anarchia concettuale, la mamma più o meno sta invece sempre nel mezzo – e di figlioli ne farebbe altri sei – e le due ragazze, ah! le due ragazze, che hanno quasi nove anni e oltre sette e così, giorno dopo giorno, diventano sempre più grandi, più diverse, più complicate, ma è un piacere e un divertimento star loro dietro.

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2 thoughts on “Chi sono

  1. Effe ha detto:

    ma guarda che poi le parole, che fanno giri larghissimi, che attraversano frontiere senza chiedere il permesso e senza avere il pasassporto nella tasca dei calzoni, guarda tu che le parole, che prima erano polacche e poi tedesche e poi chissà cosa e perché e come, ma guarda tu che dopo anni di viaggi lungo strade eletriche, le parole in realtà sono qui e non si sono mosse di un pollice.
    Bentornate, Fidicins.

  2. Fidicins ha detto:

    Oh, cara sesta lettera, se fai così ci commuovi e ormai siamo in tanti e se ci si commuove tutti l’è un diluvio di lacrimine. Oh, cara sesta lettera, bentornato anche a te,
    i Fidicins

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