Archivio mensile:aprile 2012

Ser Piscialletto

Su Fidicinlandia ancora non riescono a capire come in cotanta meraviglia di bambino possano coesistere degli opposti così stridenti. Nella fattispecie giornaliera come possa un pargolino di rara meraviglia – con una boccuccia ch’è un piacere guardarla, con que’ du’ occhini che uno ci si tufferebbe dentro e con un sorriso che se ti agguanta e te lo regala e magari ci aggiunge anche uno dei suoi armoniosi daddaddà ti scioglie e, taumaturgo quale è, ti passa ogni preoccupazione (e ogni memoria anche, che la sù mamma porella la continua a sbagliarsi di giorno e di ora, e a presentarsi dal dottore il giorno sbagliato, alla festa di scuola il giorno prima e a far le torte per compleanni che sono già passati, ma è tutta colpa di questo capolavoro della natura tascabile, è chiaro) – svegliarsi la mattina e, da novello ser Piscialletto quale è, essersela fatta addosso fino ai capelli, che par di risvegliarsi in un bosco dopo esser caduti addormentati in un laghetto.

Complici certo le due ninfette boschive che si intravedono dalla porta correre su e giù per il corridoio, libere le vesti al vento.

Le certezze del sabato del villaggio fidicino

– C’è qualcosa di peggio che andare a lavorare con le mutande ormai piccole, e quindi strette, che ahimé calano continuamente per costringerti a un goffo e continuo tirar su? si chiede una stizzita mattiniera maman, la quale, quando le cose tendono al male, cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, ossia cercare una realtà più cupa possibile, per poi aprire gli occhi e annusare che ci sta navigando dentro.

Non so, forse avere il cervello ormai piccolo? si risponde lei stessa medesima, pensando che però, forse, capace che nel suo caso le due sfortune passeggino di pari passo, mano nella mano e l’una tiri l’altra.

Certezza numero uno, i postumi della sbronza di calorie e della salita ai paradisi del sapore sono ancora ben evidenti e visibili, accidenti alla pasticceria italica.

La stessa medesima rientra a casa alle sei passate e trova il giovane imperatore ricciolo che ride e la aspetta, al che si abbracciano, si baciano e partono i balletti effusivi che speriamo se li dimentichi prima o poi, altrimenti chissà icché ci diventa, quanto meno un maniaco serial killer. Le sorelle teppiste disertano la casa fidicina perché sono al compleanno di due altre sorelle similmente sciamannate e plurilingue, sintomo immediato e sicuro di teppismo; la tata Tina, con le gote arrossate e gli occhi brillanti, inforca le sue nuove scarpe da corsa e scappa, a correre.

Passati i primi momenti privati a luce rossa tra mamma e figlio, i due si dirigono in bagno, ché anche i pupi dotati di un sovrannaturale splendore hanno le loro fisiologiche questioni, vabbè. Poi gli sguardi dei due si ritrovano a fare ghegghè nello specchio sopra il lavandino, a ridere, sorridere finché il giovanetto agita le manine per l’aria e maman vede che’r pupo sfoggia unghie tutte colorate. Colorate? Eh, sì, di rosso. Di rosso?

– Chi ha messo lo smalto rosso al pargolo??????? Evidentemente qualcuna delle assenti, ecchissàchi.

Certezza numero due, avere due sorelle più grandi è un disastro, attendiamo silenti il momento di passaggio, in cui lui, ‘er pupo, si ribellerà e le tonferà di botte.

Le certezze del sabato del villaggio fidicino

– C’è qualcosa di peggio che andare a lavorare con le mutande ormai piccole, e quindi strette, che ahimé calano continuamente per costringerti a un goffo e continuo tirar su? si chiede maman, che quando le cose tendono al male cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Non so, forse avere il cervello ormai piccolo? si risponde lei stessa medesima, pensando che però, forse, capace che nel suo caso le due sfortune passeggino di pari passo, mano nella mano e l’una tiri l’altra.

Certezza numero uno, i postumi della sbronza di calorie e della salita ai paradisi del sapore sono ancora ben evidenti e visibili.

La stessa medesima rientra a casa alle sei passate e trova il giovane imperatore ricciolo che ride e la aspetta, al che si abbracciano, si baciano e partono i balletti effusivi che speriamo se li dimentichi prima o poi. Le sorelle teppiste disertano la casa fidicina perché sono al compleanno di due altre sorelle similmente sciamannate e plurilingue, sintomo immediato e sicuro di teppismo; la tata Tina inforca le scarpe da ginnastica e scappa, a correre. 

Passati i primi momenti a luce rossa tra mamma e figlio i due si dirigono in bagno, ché anche i pupi dotati di un sovrannaturale splendore hanno le loro fisiologiche questioni, finché gli sguardi dei due si ritrovano a fare ghegghè nello specchio sopra il lavandino, ridono, sorridono e il giovanetto agita le manine con le unghie tutte colorate. Colorate? Eh, sì, rosse. Rosse? Chi ha messo lo smalto rosso al pargolo???????

Certezza numero due, avere due sorelle più grandi è un disastro.

Siamo ancora in vacanza

Nonostante sarà ben duro ritrovare i banchi di scuola con l’inizio di agosto – e già papà Bakunin non si tiene e medita un assalto alla diligenza della legge germanica – per adesso i fidicini si godono le vacanze. Questa delicata abitudine di scandire le stagioni a suon di vacanze ci piace. Eccome se ci piace. Le due settimane di vacanza stanno sgocciolando, è vero anche questo, ma svegliarsi alle dieci passate e ciondolarsi in pigiama, ridendo fino a metà pomeriggio, è un lusso bellissimo.

E poi pian piano le due teppiste da cortile si riannodano alla loro routine primaverizzata, che siccome oggi è venerdì, alle quattro c’è il corso di monociclo, che fa bene alla trippetta dell’una e alle manie circensi dell’altra, ma poi siccome è anche un venerdì ormai d’aprile si va al corso a piedi, con la tata Tina in versione jogging e si torna a piedi tutte insieme. Appena rientrate c’è una deliziosa zuppetta che le aspetta, e così pure la fame la si placa per bene, che sono le sei e quasi quasi stasera si riesce anche a andare a letto presto.

Mamma, sto maaale. Bofonchia la ragazza grande dal divano, con l’occhio da branzino coop tenendosi la panza tra le mani. Ho mangiato troppo, era buonissima la zuppa, ma ne ho mangiata troppa, non riesco a muovermi.

E a vederla seduta sul divano come fosse un sasso sulla riva d’un fiume si rischia quasi di pensare che abbia ragione. Che insomma, la routine scolastica si fa avanti, ma cacciare l’abitudine all’abbuffo tipica delle feste sarà dura; per adesso abbiamo sostituito bigné e cioccolata con una polonese zuppa di verdura, poi si vedrà.

F come fatica, f come figlioli.

Il giovane Adone sta crescendo e si fa determinato e iracondo, tanto che se non fosse che la tata Tina è rientrata e da domani ci pensa lei a rimetterlo in riga, maman lo avrebbe già incastrato nel frullatore più volte, così, a sentirlo piangere di là dal vetro. Vorrebbe mangiare da solo, possibilmente con il coltello, come vorrebbe gattonare sculettando nell’erba, anche se piove. Le due sorelle, poi, sono ”impegnative”, come ha decretato il babbo oggi mentre cercavano di venire anche loro a fare la spesa, litigando su quali scarpe mettersi, sporcando in terra e inanellando varie minuscole fatiche pomeridiane. Vero, impegnative.

Poi però Pasqualino settebellezze prende una fragola e se la fa sparire in bocca guardandoti come farebbe un boa stritolatore con una pecora in gola, e ride con gli occhi, perché le labbra sono impegnatissime a contenere la fragola vittima dei suoi due denti nuovi, assassini.

O le due teppiste volitive, che quando arriva l’ora della nanna tornano alleate, si spogliano dei vessilli della lotta e se ne vanno a dormire insieme in una complicità ch’è quasi antica e la grande legge alla piccola la Pimpa. Sempre la Pimpa, da due anni ogni sera, ma un altro librino, no? Azzarda la mamma, e loro ci pensano anche, a decidere è la piccina che ascolta, fa capire la grande alzando gli occhi al cielo, e lei, la mini soubrette biondina ne passa in rassegna alcuni per poi scuotere la testa, dire di no e da deliziosa monaldina leopardi della sera rispondere serissima che no, va bene la Pimpa.

E anche F come felicità, quella di esser genitori.

We love Italy

Un gongolìo stordito e derviscio tra la vetrina delle paste da colazione, gli òvi di cioccolata Caffarel, quello dei bigné e l’uscita, da conquistare dopo una domenicale e professionale abbuffata di tutto. 

– Che le do, signora? 

– E che mi dà… o signora, e si fa prima a dirmi quel che non mi dà. E mi dia un po’ di tutto, via.

Bambine, siamo in una pasticceria, il tempo italiano del piacere. Magnate e godete, quelli sono bigné con la crema alla cioccolata, quelli accanto con la crema di zabaione, poi di crema pasticcera. 

– Magnate, sporcatevi e godetene, che a Berlino questi bigné ce li sognamo. 

E le pargole hanno eseguito alla lettera come due soldati svizzeri, mentre il giovane Alain Delon si sbriciolava il golfino pasquale di brioscina, e rideva felice.

La Versilia

Finché c’erano le pargolette e la tata Tina maman era in modalità ”my land” e tutto veniva presentato come un paradiso della natura. I ricordi di se stessa bambina si mescolavano ai saluti, ai riconoscimenti e tra uno sbatter di ciglia e un sorriso brillante e felice indicava loro gli splendori del posto; perché a notar le cose negative l’è un giochino senza fine, ma che due palle e invece imparare a apprezzare il lato positivo fa solo bene.

Certo, è vero che questo paesucolo sembra un mall a cielo aperto, ma lascia che il tuo sguardo abbandoni quelle scarpe in vetrina, alzalo e vedi là! Guarda i monti come sono belli! Certo, è vero anche che nonostante sia un luogo spettrale e disabitato comunque costruiscono ovunque, e ci sono delle macchinone che O non era una strada chiusa?? Ell’è tutto un cantiere, già, e le case sono pure di una bruttezza che non ci credi e marianna cane ma chi ci viene a stare? Non so, ma l’han venduta a due milioni di euro. Eh? E c’è da sperare le tiri giù giusto un terremoto, è vero, ma ci sono le siepi di alloro! Pensa che bello fare il ragù e prender l’alloro in giardino – sempre che non tu ci trovi un SUV cappottato di un pazzo che ha fatto retromarcia male. I pini marittimi poi sono bellissimi, eppure sono sempre meno, santo cielo, e a guardarli lunghi lunghi e magri magri sembra che cadano da un momento all’altro, poverini. Bambine, tata Tina, questo è olio del posto, sentite che buono. E questa è una marmellata fatta con le arance di qui. E poi il mare, il mare, il mare. Il mare una sega, ci sarebbe da dire.

La Versilia è una terra complicata perché è una terra con troppi vestiti, troppe borse e, per quanto ce ne siano di splendidi come si fa a vivere imbevuti di questo? Come si fa a non soffrire di inadeguatezza di fronte all’oggetto, per di più costosissimo? Se vuoi far parte del coro è un’insaziabile dipendenza, se te ne tieni fuori rischi comunque. E la fiumana di umanità per le strade che si fa sciacquare il cervello dagli sconti, dalle offerte e dalle novità non aiuta così come il tasso di disturbi psichiatrici rimane altissimo.

Eppure, se due generazioni son bastate a sbriciolare la pineta che era in un monopoli di ville, villini e cemento, comunque, rimarrà un lato monte, con i monti e un lato mare, con il mare. Capace che la natura sia in grado di resistere più di un suv, o più un vestito di Cavalli.

La tata Tina se ne va

Oggi. Verso una Pasqua polonese coi suoi fratelli, la mamma, i nipoti e la campagna, che vuol dire burro, torte, pane e farina. Già, la farina, che speriamo venga buona quest’anno. Stamani ha visto Pietrasanta e ha addormentato Topolino delle Sette Meraviglie nel duomo, perché fuori pioveva. Domani sarà a Cracovia e prenderà il bus per raggiungere casa sua.

E i fidicini si dicono che senza di lei sarà Pasqua, ma senza resurrezione. Oiòi.

C’era una volta

un mondo dove le mamme riuscivano a scrivere un post e raccontare quello che era successo. Raccontavano di compleanni e di feste, di torte e regali, e anche di verdure fritte e creme di cioccolata. O di una macchina che era talmente carica di cocci da non aver più spazio per il passeggino, ma di una nonna speciale che poi interveniva montando un passeggino carrozza inglesino vintage talmente chic che persino Paqualino settebellezze accusava la marxiana proletaria natura, troppa per cotale regale meraviglia e, anzi che sedersi là sopra come un Luigino quindicino, preferiva aggrapparcisi e spingerlo sentendosi, nel caso, più intimo a Superman.

C’era una volta tutto questo, finché non si trovava un pannolino e dove l’hai messo e non ce ne sono più e io non l’ho visto e io nemmeno e che due palle va bene spengo tutto.

 

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