Il signor A.

Il signor A., al di là dello strano cognome, è un artista polacco, attivo fin più o meno dagli anni novanta, il che dice che ha passato i 40 anni, ossia chell’è arrivato nel bel mezzo del cammin della sua vita e questo in termini estetici, in teoria, dovrebbe portar con sé una certa maturità espressiva. Sissignòr. Poi, lui, poeticamente maturo lo era probabilmente anche da bambino, quando come minimo metteva i bambini in riga e li faceva, magari, scodinzolare alternati mentre alle maestre faceva muover le mani, questo pensa il team fidicino, ma son pareri. Adesso fa piacere seguirlo, quando fa qualcosa i fidicini vanno, perché ogni volta che il signor A. si esprime è un atto poetico di cui, in questo grigiore politico d’oggi, c’è un vivo bisogno, una sete, e il signor A. fa cose che dissetano. I suoi son gesti di poesia, momenti creativi che commuovono, smuovono, agguantano, che ferman la giornata, che la bloccano, che stai lì e però sei in stop, ma quando poi il tempo si sblocca capita che si sia aggiunto qualcosa al normale scontato fluire del tempo.

Possibile che questo accada perché l’intelligenza messa in gioco è d’una qualità sottile, silenziosa, chiara, un’intelligenza che è una forma mentis di tanti polacchi che pare che facciano come i maniaci con l’impermeabile, solo che quelli aprono l’impermeabile per spalancare la nudità, mentre i polacchi che hanno quell’intelligenza lì, sbattono le ciglia ed è un pensiero in cui voli, sprofondando in un universo cosmico poetico; son chiavi passepartout per l’infinito, mica brugolette.

Possibile che sia anche perché il signor A. coinvolge sempre un’umanità varia nei suoi progetti e questo, in termini di linguaggio poetico è la forza numero uno, quando l’espressione riesce a essere un’apertura di cuore e di stomaco e in questo si amplifica, quando il linguaggio creativo si rafforza tramite la cura di più mani che tutti insieme fanno un corpo multiplo… uuuh, se il messaggio arriva.

Possibile quindi che la sua presenza, quel giostrare i progetti come un regista che tira le fila del proprio linguaggio, un sarto che tiene l’ago in mano e gira silenzioso intorno alle sue giacche in fieri, che non si sa mai cosa possa succedere, sicuro è che qualcosa succede, allora lasciar che succeda e rimaner presenti mentre si aspetta, ecco questa è l’incursione che rende leggera e affilata la freccia che arriva. Che la freccia arriva. Lo faceva Kantor, che stava in scena, lo fa il signor A. che qui a Berlino trasforma un gesto d’arte in un momento di teatro pubblico, che ogni giorno si rinnova e si ripete. Qui, in un edificio che è oggi una chiesa nuda, scalcinata, che nonostante conti il glorioso architetto numero uno di Berlino, ossia lo Schinkel, ancora negli anni novanta stava in mezzo alle frasche e ancora oggi si vede e si tocca la guerra, che pare sia finita ieri l’altro, e qui, il signor A. ha inscenato un tableau vivant di novelli pittori, di disegnatori improvvisati o meno, di volenterosi scribacchini, qui ciascuno può prendere e riempire la struttura di cartongesso, ch’è come l’abbraccio circolare d’una lavagna bianca, e disegnar quel che vuole. Ogni giorno, giorno dopo giorno, per un paio di mesi. Qui vige la piena e assoluta anarchia del gesto scritto, colorato o meno. Bambini e adulti disegnano icché vogliono. Disegnano, cancellano e ridisegnano. E se proprio non vogliono sporcarsi ci sono pure i camici bianchi. E lui sta lì, insieme ai suoi assistenti che puliscono i pennelli, aiutano, rassicurano e si godono il fieri di questo lungo affresco che cresce, ed è un atto di poesia, silenziosa e visiva.

Perché di poesia e non di arte? Bè, ciascuno ha le sue categorie di interpretazione e la mamma fidicina non ne ha poi molte altre; o forse questo gesto del disegnare, ridisegnare, stratificare e aggiustare è un po’ come un fiume che però va avanti e indietro e si lascia corrompere, si apre, si riposa, accoglie altre acque e nel momento in cui accoglie si ferma, e si vede, e timidamente vorrebbe avere dei baffi per sorridersela là sotto, perché a sorridersela così, sotto la luce del sole, un pochino si imbarazza e, ecco, questo smuove le stesse corde emotive che si svegliano quando accade un atto di poesia. O anche di arte, vero.

Annunci

2 thoughts on “Il signor A.

  1. Fabr ha detto:

    bello, mi ci porti? ci si fa i baffi a vicenda!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

mammamsterdam

Unica, imprescindibile, imponderabile, inevitabile Mammamsterdam da oggi anche in formato monodose e nuova confezione migliorata

Germania

Opinioni di un freelance

Baby Blues

diario di un film

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Z bzem

Cukier albo bez

Fidicins

da Cracovia a Berlino, passo passo

boostapazzesca

tre metri sotto er laurentino pittrentotto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: