Pane e traduzioni

Non che tradurre sia cosa facile, per carità. Tradurre è azione ben complicata, è difficile e delicato quasi quanto fare il pane, anzi, spesso succede che, per quanto la ricetta sia collaudata e quasi le mani potrebbero far da sé, viene però poi fuori un casino. Il pane non è lievitato, è crudo, è storto o invece è nero, bruciato, insomma immangiabile. Succede. E’ un peccato, però succede. Che leggere dà il via a una freccia, una freccia affilata che arriva, tocca, e in risposta a quel colpo parte poi lo stomaco e insomma s’innesca tutto un meccanismo interiore che chi lo sa dove porta. Se uno poi invece deve tradurre è come tornare indietro e fare un rewind di tutto quel meccanismo. E star lì, dopo aver chiuso la diga al piacere della lettura, seduti davanti al foglio bianco e voler traslare quel che s’è letto. Da una lingua all’altra. Un po’ come rifare lo stesso pane nella foto di un libro, solo seguendo la ricetta. Solo, appunto, come fosse facile. Da una parte c’è la poesia in originale e dall’altra ci deve andare la stessa poesia, la stessa. Gli stessi respiri, le stesse pause. I sorrisi a mezza bocca e i sospiri a denti chiusi devono esser gli stessi. E se capita di socchiudere gli occhi per quella freccia che si sente che parte, ecco, deve accadere nello stesso verso, dopo la stessa virgola.

Avere una buona pasta madre aiuta nella lievitazione del pane, così come masticare la lingua che si traduce ogni giorno rende più fluido l’atto di tradurre, lo normalizza. Son sicurezze che vengono in aiuto nello stesso modo, praticamente di corsa.

Tradurre è difficilissimo però, comunque. L’unica verità che ne allevia la fatica, che l’allontana e quasi non si sente più, è il piacere di regalare agli amici quella lettura e condividere quindi il bouquet dei respiri, dei sospiri, praticamente come mettere in tavola una bella forma di pane. Ecco.

 

Ci sono alcuni, che

 

Ci sono alcuni, che con più efficacia compiono la vita.

Hanno in sé e intorno a sé ordine.

Per ogni cosa hanno una soluzione e una giusta risposta.

 

Indovinano subito chi da chi, chi con chi,

per quale scopo, da quale parte.

 

Imprimono un timbro alle verità assolute

buttano al tritatutto i fatti inutili

e le persone sconosciute

nei raccoglitori siglati per loro.

 

Pensano tanto quanto serve

non un attimo in più,

perché dopo quell’attimo il dubbio si affaccia

 

E quando dall’esistenza ricevono licenza,

lasciano il posto

per le porte indicate.

 

A volte mi fanno invidia

– per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska, pag. 9, ”Wystarczy”, ed. A5

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2 thoughts on “Pane e traduzioni

  1. simo ha detto:

    oh che bouquet di fiori!

  2. zia peonia ha detto:

    bellissima. grazie

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