Il dentista

Il rapporto coi denti è di sua natura problematico. I denti servono a ridere e qualcuno scrisse un tempo che il dolore faceva parte della vita, accidentallùi. Coi denti si mangia, e se si gode del cibo se ne soffre subito dopo. I denti sono un dramma fin da quando si ha l’età di Topolino, il bambino che sculetta come un bassotto, che, a parte quando sbaglia l’equilibrio e dà craniate in terra, in verità conosce il dolore solo per i denti. Loro, i malevoli satanassi. Mai si smette di star male per i denti, mai. I denti, questi maledetti. Ciò che cambia è che ad una certa età si comincia a spendere un sacco di soldi per i denti, che chissà perché oltre al danno del male c’è la beffa del costo, che pare che quelle orribili pastine in dosi lillipuziane mescolate con stuzzicadenti costino più dei diamanti. Con quello che maman ha speso di dentista avrebbe potuto permettersi un collier da fare invidia a Elizabeth Taylor, si sarebbe presentato però il problema del sorriso a tutta gengiva, che mal si addice alle pietre preziose. E soprattutto, prima di rimanere sdentati c’è comunque il calvario delle pulizie canalari, delle otturazioni e degli ascessi. E quello, ahimé, nessuno te lo leva.

Fatto è che ad oggi quando maman incontra il dentista diventa piccola piccola che quasi, se solo quel nano lo usasse, strapperebbe il ciuccio dalla bocca del pargolo e se lo metterebbe per sé, accucciandosi in terra con le mani a tapparsi le orecchie e piangerebbe a tutti polmoni, senza sentire nessuno che la prega di contenersi. Fosse per lei urlerebbe di paura e scapperebbe lontano e quando quel demone sadico le agguanta la gengiva con un ago prenderebbe a calci tutta la stanza, strappando tutti quegli orribili trapani e soprattutto facendo saltare i vassoietti con tutte le religiose vaschettine di sostanzine minuscoline e via a prendere le gentilissime signorine a seggiolate nella schiena. Ah! Che benefica svolta sarebbe. Che meravigliosa liberazione. Però il pensiero che i tre pargoli a casa rimarrebbero in mano a un papà Bakunin in aereo la fa desistere, che maman sa che non potrebbe godere a lungo di quel sano silenzio, là, nella sua cella di isolamento della casa dei matti. Quindi non vale la pena. Già se li vede tutti e tre che le fanno ciao con le manine di là dall’oblò della porticina dell’ospedale. Maman per evitare questo ingoia forte ogni paura, fa finta di nulla e le lacrime non fanno in tempo ad affacciarsi che tornano indietro capendo che è meglio di no.

Però ogni volta che varca quella soglia questo autocontrollo si fa sempre più leggero. Un po’ come quando il freddo se ne va e e si scioglie il ghiaccio dalla superficie dei laghi e pian piano si affaccia l’acqua da sotto. Ecco, un po’ così. Niente di meno poetico di un dentista esiste a questo mondo; per sdrammatizzare la paura maman immagina che uno dei suoi figlioli diventi un dentista, guai-a-loro!, e allora sì che sarebbe un divertimento ”Eh! Ma cosa fai alla tua mammina, eh? Non ti vergogni? Ti ho allattato fino a tre anni e così mi ripaghi?”…

 

 

Davanti al sorriso

con cui mi accoglie il dentista

quando entro nel suo studio

è come se un sasso cadesse

dall’alto

sul parabrezza di un auto

 

Il vetro –

io –

non si rompe,

ma si frantuma

 

E solo quando

subito dopo

mi stendo su quella sedia

allora

davvero

mi ci sbriciolo sopra.

 

 

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