La cena

Questa sera si comincia bene la settimana. Si discute e si litiga con la primogenita che fa come vuole lei, non c’è verso di farsi ascoltare, guai, nemmeno quando sale sul bus sbagliato, ma lei non aveva detto che era quello. COME NO! No, insiste. E vabbè. Si scherza e si ride con la secondogenita e le si curano le ferite che solo lei riesce a guadagnarsi, lividi nel collo e spine sulle cosce, e magari scendi giù dal tavolo che caschi, via. Si gioca e si bacia Totò principino piccino che ogni tanto smette di essere meraviglioso e urla e impazzisce dal dolore, poi ricomincia a ridere e c’è un dente nuovo, piccino e maledetto, vigliacchi e orribili i denti. Si battibecca col babbo che si lamenta che le fanciulle non sono abbastanza seguite, che sono troppo disobbedienti, ora le seguo a calci nel sedere, a nocchini nella testa, voglio vedere se rimangon loro i segni, visto che a spiegare le cose non si cava un ragno dal buco, comincerò cazzotti, così almeno lascio il segno, pensa una maman Medea scorbucciata, immaginandosi le pupe tutte lividi e occhi neri.

Su fidicinlandia la settimana parte a cena, a tavola. Con la tata Tina in casa sedersi al tavolino è una poesia ogni volta più armoniosa, i gusti, i sapori, gli odori. Come un sogno a occhi aperti, uno pensa… che so, un cornetto… e voilà arriva un cornetto che sembra uscito da una favola, da un disegno, poi lo mangia e dentro quella favola, dentro quel disegno ci finisce lui, da capo a piedi, così, solo masticando.

Quindi,

Ricotta sarda salata, molto bellina e decisamente buona anche se vagamente anemica, ma è bio, sul bio non si discute.

Formaggio fresco di capra morbido e abbastanza insapore, beata la robiola e chi se la può comprare al sidis sotto casa.

Ricotta cotta al forno del sud Tirolo, buonina, ma lontana anni luce dal tripudio di sensi che nonno fidicins comprava a Arabba, nella latteria dei sogni di maman.

Pizzette focaccine della tata Tina cotte sulla stufa, e lievitate con la pasta madre che in effetti a forza di rinfrescarla ce n’era un quintale, ma finalmente maman e tata Tina hanno testato il loro primo progetto di ricetta fusion Mar Tirreno-Vistola. A presto ne verranno fuori altri.

Cornetti dolcetti per nachtisch, con tanto di crema pasticcera dentro, bellissimi, meravigliosi, panciuti e morbidi che quasi assomigliano al piccolo principe Pasqualino settebellezze di fidicinlandia, tanto l’uno e gli altri verrebbe da morderli e fare gnaaam. Lui, piccolo Hansel senza Gretel, sorride perché non sa che ‘ste due streghe, sotto sotto, se lo vorrebbero magnare.

E acqua gassata a brindare copiosa, benedetta la soda stream e chi l’ha inventata.

Però, a pensarci bene, questa storia del cibo e della fame ci rende un po’ primitivi. Eh sì, a pensarci proprio bene forse forse ha ragione la bella signora Szymborska. Aveva? No, no, ‘ha‘.

 

 

 

Costrizione

 

 

Mangiamo la vita degli altri, per vivere.

Un cadavere di maiale con cavolo defunto.

Il menù è un necrologio.

 

Persino le migliori persone

devono masticare qualcosa di ucciso, digerirlo

perché il loro sensibile cuore

non smetta di battere.

 

Persino i poeti più lirici.

Persino gli asceti più puri

masticano e ingoiano qualcosa,

che era del resto cresciuto.

 

Mi è difficile conciliare questo con gli dei buoni.

Forse perché ingenui,

forse naif,

hanno ceduto l’intero potere sul mondo alla natura.

E lei, pazza, ci impone la fame

e là dov’è la fame

là, è la fine dell’innocenza.

 

Alla fame si uniscono immediatamente i sensi:

il gusto, l’olfatto, il tatto e la vista

perché non è indifferente, come sono le portate

e su quali piatti.

 

Persino l’udito prende parte

in questo, a cosa succede

perché al tavolino non di rado accadono allegre conversazioni.

 

Wislawa Szymborska, da ”Wystarczy”, pg.12

 

Mamma, ma perché quando la tata Tina fa qualcosa da mangiare alzi la testa, incroci così gli occhi e dici mmmmh?

Ma, chissà perché, eh? E pensare che la stessa bimba poco prima aveva sentenziato sconsolata, provata, ma sicura un bel

‘Mamma, la tata Tina cucina meglio di te’.

 

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4 thoughts on “La cena

  1. simo ha detto:

    mi vergogno un pò…..mentre leggevo la poesia, i miei cinque sensi erano tutti volti a quei giovani cornetti…mmhhhh che “terra terra”!

  2. Fidicins ha detto:

    No, no, figurati, quei cornetti lì ne risvegliavano anche sei, sette di sensi. Un tripudio, uno sfolgorìo, un fuoco d’artificio di sensi…

  3. […] zakwas. To z niego przygotowałam ciasto z cukrem i ciasto bez cukru. Ten świetny produkt maman dostała przy okazji odwiedzin włoskiej koleżanki. Nawiasem mówiąc dobrej kucharki, która z […]

  4. Beatrice Rosso ha detto:

    Appassionata e fedele lettrice delle avventure fidicine, dopo aver trangugiato la straordinaria poesia appena pubblicata, mi chiedo:
    bio cane, maman, ma sempre a mascellate d’asino ci tocca andare avanti, noi così leggere e scanzonate?

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