Il signor B.

Ciascuno convive con le proprie paure, che le nasconda o meno, che ne sia consapevole o no. E poi si vive tutti con una piramide di varie paure, diciamolo. Maman è una persona abbastanza coraggiosa, è anche talmente incasinata che spesso le manca il tempo per spaventarsi, o piuttosto la paura che maman si porta accanto come un’ombra fedele è una sola e non c’è spazio per altre. Menomale. Fedele e silenziosa come un coccodrillo nell’acqua le si siede accanto quando cena con i figli ed esce dalla u-bahn con lei quando è arrivata a destinazione. Inscalfibile persino dalla terapia freudiana più capace la sua è una paura al di là del tempo, ché maman ha paura della morte. Una paura vivida e quotidiana, perché la morte è il vero momento della fine, è il non ritorno. Quando una persona muore sparisce e così l’ultimo sguardo scambiato diventa proprio l’ultimo sguardo, l’ultimo sorriso che si ricorda è l’ultimo sorriso e così per l’ultima frase. Non ci sarà di niente che lo riguardi personalmente una seconda chance. Finché c’è il corpo c’è solo quello, la persona non c’è più, ma c’è il corpo, almeno. Poi il corpo se lo portano via e non rimane proprio più nulla. Quando la morte accade non c’è più spazio per altro. Quando quegli occhi si chiudono non si riapriranno più, e a nulla serve imprecare, chiedere, urlare, chiamare. I ricordi, le frasi, il pensiero, tutto rimane, ma nello spazio fragile e delicato della memoria, come lasciare una bici alla stazione, e non usarla più.

Maman è una persona strampalata, senza capo né coda, ne fa una di cose e poi la risistema, ieri s’era sbagliata e s’era scordata metà farina nella torta, allora l’impasto è tornato nella ciotola e ha aggiunto quel che mancava e poi l’ha rimesso nella tortiera e la torta è venuta buona uguale. Con maman ci vuole pazienza, ci vuole sempre una seconda chance, ma non per distrazione, nemmeno perché ne fa tante, troppe. No. Maman si comporta così perché gioca con il tempo, il suo è un avanti e indietro continuo perché questo le dà il senso della vita che scorre, della vita che è un fiume e che non si ferma. E poi a fare così cerca di scrollarsi di dosso quella paura che invece si muove con lei. Ha paura della morte perché la morte ferma tutto, ma finché c’è una seconda chance la morte rimane lontana. La paura sta vicina, ma la morte è lontana. Si perdono le cose ma poi si ritrovano, si usano e si dimenticano perché il tempo scorre e noi con esso, dentro la barchina che galleggia su questo fiume, in disequilibrio e con un po’ di mal di mare, ma avanti e indietro. Quando una persona muore rimangono invece come sassi sulla sabbia i suoi oggetti. Anche quei pensieri, quei ricordi, certo, ma soprattutto gli oggetti. Per questo su fidicinlandia si collezionano cappelli, ceramiche, e altre quotidiane caotiche presenze che si passano di mano in mano come se potessero in quel modo lasciare un segno, una scia, la scia d’un tempo vivente, vissuto

C’è qualcosa però che le fa ancor più paura della morte: il suicidio. Il suicidio è la forma della morte più terribile, perché in lui esplodono i contenuti di tutte le paure, tutti insieme. Che un uomo possa arrivare a scegliere quella volontà della fine, quel non ritorno, quel punto e basta è uno spettro che cammina con maman e la spaventa. E questa è una paura che rischia di immobilizzarla e togliere ogni ironia. Solo che senza ironia la vita non ha più forza e ogni rischio diventa possibile. E con i suicidi sente una complicità antica che spaventerebbe persino Clint Eastwood, figuriamoci la ragazzina ch’è maman.

 

Tadeusz Borowski si è suicidato nel 1951, quando non aveva ancora compiuto 29 anni, era conosciuto e stimato, aveva un ottimo lavoro ed era appena nata la sua prima figlia. Anzi, era appena stato a trovarla in ospedale quando è rientrato a casa e s’è ingoiato tutte le pasticche che aveva in casa. Per questo, al di là dell’irresistibile attrazione del suo modo di raccontare ciò che vede, Borowski le fa l’effetto del fuoco, se maman allunga troppo le dita si brucia. Quindi ora qui una sola poesia, poi piano piano altre, e magari anche qualche indicazione biografica. Ma piano piano, che Borowski le brucia le dita.

 

 

Addio a Maria

 

Se sei viva – sappi

che io ci sono. Ma non venire da me.

In questa notte nera, tumefatta

la neve si appiccica a macchie sui vetri.

 

E fischia il vento. E il profilo nudo

degli alberi batte alla finestra. E sopra di me

come il fumo delle città estinte e dei fronti

scorre un’infinita sorda oscurità.

 

Che silenzio terribile! A cosa è servito

vivere fino a questo? Ormai è solo amarezza.

Non tornare da me. Il mio amore

è stato corroso dal fuoco del crematorio.

 

Da là ti ho avuto. Il tuo corpo –

con la scabbia, con il flèmmone – tanto si arrampicava

come una nuvola verso l’alto. Da là ti ho avuto,

dai cieli che uscivano dal fuoco. E’ passato.

 

Non tornare da me. Insieme a te

non tornerà il vento, per la gioia della nebbia.

Non si alzeranno le persone dalle tombe comuni

e non rinasceranno le fragili ceneri.

 

Non lo voglio, non tornare. Tutto è stato

un nostro gioco, un’illusione, mero teatro.

Circola sopra di me il tuo amore

come il fumo di un uomo oltre il vento.

 

 

 

Annunci
Contrassegnato da tag

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

mammamsterdam

Unica, imprescindibile, imponderabile, inevitabile Mammamsterdam da oggi anche in formato monodose e nuova confezione migliorata

Germania

Opinioni di un freelance

Baby Blues

diario di un film

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Z bzem

Cukier albo bez

Fidicins

da Cracovia a Berlino, passo passo

boostapazzesca

tre metri sotto er laurentino pittrentotto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: