C’era una volta l’estate, c’era una volta il sole, il mare e i gelati, che ci sarebbe da mangiarne meno, accidentallòro. C’era una volta e c’era ancora un’altra volta e poi c’era di nuovo. E ogni volta è una volta nuova, anche se poi è la stessa e invece a vedere bene è una volta nuovissima. E a guardarsi il corpo anche, a parte i gelati di troppo, e sembra che le mani siano sempre quelle e invece sono sempre mani nuove, un po’ più scure, più magre, più secche. Berlino è lontanissima e i fidicini gridano e corrono e fanno i tuffi in piscina e si godono questa meravigliosa estate, poi però la mattina quando gli occhi sono ancora mezzi chiusi, sentono forte la mancanza dei loro coccetti coi cavalli per fare colazione. E uno se ne sta lontano da casa, anche se poi è a casa comunque e cosa vorrà poi dire ”casa”. Noi siamo casa, vero, dicevano una volta i traslocatori fidicini, ma per maman il suo tavolino coi vocabolari è diventato casa, altro che, ormai a maman le incanutisce la fantasia e le cambiano i gusti, poveri figlioli, che anche se poi quei vocabolari nemmeno li apre le basta che siano lì, perché sono libroni magici, sono testi dove se uno cerca verbi normali trova traduzioni strampalate che nemmeno a Vico sarebbero servite, però invece se cerca appunto parle come ”strampalato” o ”sissignora”, o ”mammaliturchi”, allora trova una traduzione che è come una stella cadente che ti cade nella mano. Maman ha bisogno di coprirsi le spalle, e è il suo tavolino che le fa da scialletto.

Che per il resto al di là dei troppi pensieri questi fidicini crescono senza scivoloni. Il piccolo giovinetto canta spensierato nonostante le sorelle lo travestano coi vestitini della grande, ma lui poi scappa, magari intrampola nello strascico a fiorellini rosa, ma poi si rialza, si spoglia, si gira e le guarda male, come un minuscolo Clint Eastwood, al che quelle ridono e se lo comprano. E via da capo a travestirlo e a fargli fare tutte le parti dei loro giochi di ruolo. La piccina è sempre più nera e sempre più bionda, per quanti cm di pelle le rimangano non scartageografati dalle zanzare che se la magnano, la grande aiuta e cresce e canta e se solo tenesse le spalle dritte…  Papà Bakunin è via, appena partito e già quasi sulla via del ritorno, che papà Bakunin è così che vive, e attualmente sta nella terra dei sogni di maman, là dove si trasferirebbe domani mattina, tavolinetto in spalla.

Stasera arriverà finalmente la tata Tina e domani, per la prima volta in vita sua, i fidicini accompagneranno la ragazza a fare il suo primo bagno in mare.

Focaccine per tutti!!!

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