Auguri

Uno nella vita capita che faccia il lavoro che fa. Contano le coincidenze, i casi, le fortune, non in ultimo le capacità e i bisogni. Quello che però dovrebbe contare, o in fin dei conti quel che conta, è il grado di complicità che quella scatolina dentro il cuore riesce a stabilire con l’attività che si fa, perché è lì che, al buio e in silenzio come fiammiferi, si nascondono le emozioni più vere. Che sia creativa o meno, l’attività. Che uno faccia l’avvocato o lo scultore, l’insegnante o il medico. Sono forme di nutrimento e di emozione e spesso sono scintille, non altro. Non c’è una grossa continuità, spesso sono attimi di luce, un lampo, un bagliore, spesso addirittura durano un attimino, un bagliorino, più che altro. Le cose importanti sono fragilissime. Come quando qualcosa funziona davvero, come quando a scuola si controllava il risultato del problema in fondo al libro e era giusto, però da adulti e al di là della scuola non occorre nemmeno controllarla la soluzione, quelle volte le cose funzionano e basta, perché così è, ed è successo grazie a noi. Wow, la scintilla.

Non ci sono retini per agguantarle però, ‘ste scintille. E appena si accendono si spengono, durano un attimo, o un attimino, addirittura – che è anche una brutta parola. Ed è un peccato perché quello è il nutrimento di cui l’anima ha bisogno, la soddisfazione, il piacere, il balsamo che districa ogni nodo, che quando i nodi si formano nel cuore è un casino, sono nodi brutti che non si vedono eppure fanno funzionare tutto storto. Bisognerebbe allora essere in grado di capire qual’è il proprio posto, quello giusto, dove si deve stare, che invece si rischia sempre di essere lontani con lo sguardo da quella scintilla, che accade e magari, nonostante accada grazie a noi, noi nemmeno lo sappiamo, che abbiamo il naso altrove. Bischeri, per fare icché, poi.

Comunque oggi è il compleanno di Alice Munro, una delle scrittrici preferite su fidicinlandia, uno degli incontri letterari grazie a cui la scrittura sembrò una strada percorribile, anni fa. Non che poi fu davvero percorsa però, accidenti. Qualcuno le chiese ”Come mai lei scrive per lo più racconti?” e lei rispose che la vità è un po’ così, e lei con tre figliole che crescevano non aveva mai davvero avuto il tempo di scrivere un romanzo intero, invece i racconti le davano un tempo giusto, perché era breve, e pian piano ci si era affezionata. Ecco, il tempo, le mamme e la compiutezza di un pensiero scritto, brava signora Munro. Grazie.

Poi maman non ha fatto in tempo a dire alla tata Tina quale casa editrice polonese traduceva la gentile signora canadese che la suddetta casa, deliziosa in ciascuno dei suoi titoli, pubblicava su Facebook foto e auguri alla signora. E pensare che anni fa, quando ancora maman se ne stava in Polonia, parlava continuamente di lei e nessuno la conosceva, e la regalava in inglese a chi era in grado di leggerlo, e a chi invece non lo sapeva la raccontava, intorno al tavolo della sua cucina, in mezzo ai vocabolari e alle tazze di tè.

Oggi va meglio, certo, molto meglio, ma non grazie a maman, uffa.

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