Follie nella notte

C’era una volta la meraviglia del sonno. Il delicato e soffice dormire del riposo. L’antico e mai abbastanza ben decantato momento, lungo, in cui Orfeo culla e veglia le anime benedette dei dormienti. C’era. Su Fidicin c’era.

Quando uno rasenta la soglia dell’andare fuori di testa però sono strane stranissime le cose che accadono. Per esempio ad una maman che dorme avvinghiata al suo ultimo focaccino nato, che se lo tiene stretto come fosse il vecchio orsetto di quando era bambina – che era una cane e era bellissimo e chissà dov’è finito, che usa tutte e dieci le mani per agguantarlo meglio e lui è piccino, cicciosetto e si agguanta che è una meraviglia, ecco, a questa mamma sull’orlo della perdita del senno accadono di notte le cose più strampalate, anche di giorno a dire il vero, ma di notte peggio, quando il sonno apre la diga dell’anima, del corpo e del cervello, praticamente a lei è come se si aprisse la gabbia dei polli e tutto diventa un becchettìo di stupidaggini, altro che cervello.

Il cuore della notte è il momento in cui, preferibilmente, si alza il sipario sulla sua colorata e distratta follia.

Lei si sveglia, apre gli occhi e si guarda intorno. Papà Bakunin è a migliaia di km di distanza e probabilmente dorme beato sotto lenzuola belle stirate, beato lui. Ha aperto gli occhi e si chiede dove sia il piccolo omino meraviglioso con cui condivide il talamo. Non c’è. Ma sì che c’è, sarà un po’ più in là. In là, come in là? No, in là non c’è. NON C’E’??? Come ”non c’è??”. E in questo è tutt’uno con l’aprire, lo strabuzzare, lo spalancare gli occhi, che se prima il suo era un dormiveglia ormai la potrebbe guidare uno scuolabus, per quant’è vigile. Nulla, lui non c’è. Allora lei, che evidentemente ha nel proprio dna una dinastia di cammelli e una di pellicani, così, per quanto riguarda l’eleganza del gesto, comincia a battere le lenzuola, a dare colpi a 360 gradi. Perché, non si sa. Forse per colpire in testa il piccolo colpevole di nascondiglio, o forse per finirlo con uno sganassone nel sonno. Non si sa perché smanacchi e si agiti, non lo sa nemmeno lei, ma la grulla soffoca dalla paura che il piccolo Pasqualino settebellezze sia caduto dal letto, che si sia fatto male e che stia dormendo sul parquet freddo e notturno, mezzo rincoglionito. Perché quindi batta le mani come un pellicano che si strozza però non si sa, e vabbè. Però quasi le manca il fiato.

Finché lei, a ragione, si sente un’idiota. Accade che basta un attimo. Ossia, basta che lui, dato il movimento inconsulto del braccio sul quale ha posato il capo beato e addormentato si risenta dell’inutile onda, della stupida battitura, della mamma che per farvore datele un valium. Piagnucola lui, si lamenta.

– Ah, piccinino, sei qui? Abbarbicato a me come un koala all’eucalipto? Come una cozza al pontile. Come un pidocchino alla cute di un bambino. Amore, perdonami delle pellicanate… E detto fatto chiude gli occhi e si riaddormenta, con un vago sentire di idiozia che le circola in gola, meritato.

Ma la notte è lunga. E dato che è una notte libera, di quelle in cui uno può svegliarsi quando vuole che la mattina non c’è la scuola e vivaddio… ecco, cosa sogna una mamma in bilico tra delirio e follia? Be’, sogna che la sua più cara amica si sta per sposare e lei non ha organizzato niente, tantomeno un regalo, una torta, un fiore. Nulla. E il matrimonio comincia tra poco, e bisogna svegliarsi e preparare qualcosa.

Come dire, il termine ‘masochista’ meglio si adatta ad una situazione del genere, o invece necessita dell’intervento di una autocraniata nel muro. Eh?

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