Archivio mensile:ottobre 2012

Halloween di mattina

Quando sono entrati all’asilo sono corsi loro incontro nanetti vestiti da pipistrelli, bambinelle addobbate da lampadarie e maestre trionfanti del divertimento. Andian bene, ha pensato lui, visivamente preoccupato. La mamma gli aveva spiegato che oggi è Halloween, che quel vestito da scimmia nel sacchetto era per travestirsi e divertirsi coll’amichetti sua, ma lui, evidentemente, non aveva registrato. Fatto è che il giovane Metternich era ben assai perplesso dello spettacolo indecoroso cui si stavano lasciando andare i suoi compagnucci di merenda. Ecco, appunto, la merenda. Che quando lui si sveglia prima delle dieci è sì allegro e felice, ma insomma non proprio, meglio se la sua mamma se lo tiene in braccio e si lascia annusare quell’odore della mattina del corpo materno così da socchiudere gli occhi e per un attimo dimenticare quel terribile momento in cui lo hanno fatto alzare dal letto e ha lasciato il tepore notturno. Bestie.

– Senti Bellina, tienimi in braccio e non la fare lunga, che a me quel che mi racconti non mi interessa, io nemmeno ti ascolto, tienimi invece bello stretto che mi fai caldo e io così schiacciato sulle puppe tue ci sto solo che bene, ecco, se poi tu avessi voglia di sederti e di darmi anche un goccino di latte sarebbe anche meglio, però va bene, mi adatto io, sono una persona intelligente e se proprio ti diverte portarmi fuori al freddo fai un po’ quello che vuoi, tanto voi siete strani, tutti, io vi ho capito, questo il suo sguardo più che esaustivo esprime. Ogni mattina.

– Ma guarda che cretini. E poi sono le otto e mezza, non scherziamo, io ho una fame boia, questa bischera nemmeno una mezzoretta di latte mi ha dato stamani, OOOH! Per questo davanti allo sguardo di maman che teneva la tutina da scimmia di travestimento ed era pronta a fargliela indossare lui ha risposto con un chiaro, inequivocabile rifiuto. Molto dolce, eh? Ma altrettanto sicuro. I ragazzini correvano nel delirio del carnevale e lui, da solo, si è diretto in mezzo alla cucina, li ha guardati stranito cercando di richiamarli all’ordine e s’è pronunciato.

Am am?  

 

Finite le vacanze

Finite le vacanze d’autunno l’inverno si fa più vicino, i fidicini si stringono e sfornano torte e tortine, che il calore fa sempre bene, ma in questo momento di colori autunnali fa anche meglio.

Il piccolo imperatore è ormai un partecipe indefesso delle attività dell’asilo. Ha pure un suo omologo ‘kumpel’, piccinino come lui, ma con la testa tonda e gli occhioni blu, e quando il tedesco condivide le parole del polacco maman è solo che felice. Arriva, ride, le fa ciaociao con la mano e via, verso l’amico biondo. Il suo, diciamo scarno, vocabolario si è arricchito di una strepitosa nuova parola che lui ripete a litanìa ossessiva e infila ovunque, anche di notte nei sogni, si sveglia e dice NEIN! Ma lo dice ridendo, scherzando ed è più un bel suono per lui, almeno così sembra. E poi funziona, anche. Ieri per esempio stava cercando di spaccare un vetro con le ruote di un trattore di legno e maman gli ha intimato un serissimo NEIN. Al che lui ha smesso. Ha smesso, ma con un’espressione da gatto beccato sul fatto, ha girato gli occhi lontani dalla mamma, si è come rallentato e ha fatto finta di cambiare gioco da solo, per buona pace del vetro. E poi in Germania coi tedeschi non ci si può certo aspettare che insegnino l’affetto mediterraneo. Nein. La lingua è un fatto culturale e il tedesco si comincia coi divieti, coi paletti e con l’ordine. Le eccezioni verranno contemplate forse dopo la maggiore età, per adesso che imparino a contenersi, queste anguille.

Le ragazze invece sono state dieci giorni in vacanza coi loro nuovi amici, una simpatica coppia di vicini di casa che loro hanno ben pensato di adottare come nonni, come amici, come confidenti e come seconda casa. I nonni non ci sono, sono lontanissimi e loro non hanno nessuno che le vizi e le trastulli. Ma soprattutto in quella casa delle meraviglie, oltre alle due persone dedicate a loro, ci sono due gatti, un cane e la tv e quindi l’appartamento rappresenta per loro il gradino più prossimo al paradiso che loro possano immaginare, tant’è che hanno passato dieci giorni in campagna con loro. Felici e contente. Dove oltre ai gatti, al cane e alla tv hanno trovato anche altri animali, gli alberi, i giardini e gli alberi di mele. Ritornare a casa è stato per loro come svegliarsi da un sogno, ma per fortuna ci sono la scuola e i compagni, gli amici, e quindi anche questa pessima terrena e prosastica realtà ha i suoi lati positivi. Poi certo, a casa c’era il piccolo imperatore che le aspettava con una macchinina in mano.

Allegria!

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