Tanto bella e non polacca

Difficile fare una scelta da questo libro di poesia di Cristina Alziati tanto tutte sono esatte, perfette, tanto la lingua è precisa, intagliata sulla carta che va bene così, e basta. Belle che ti vien da rigirare il libro nelle mani mangiandole nella lettura come cioccolatini di quelli speciali, di quelli che capitano per caso, in regalo spesso, che da soli difficile concedersi certi lussi, e mentre li mangi vorresti ci fosse un secondo fondo, una seconda fila di cioccolatini per non smettere di più, per dilatare quel momento di piacere, per allargarlo nel tempo. Ma ne devo fare una scelta, per poi tradurle in polacco e proporle alla rivista più bella di Polonia, Zeszyty Literackie. Perché la poesia polacca è davvero spesso straordinaria, mentre dire la stessa cosa per quella italiana è più raro, più difficile, se poi escono antologie Einaudi con una scelta di testi che sembrano scritti dalle ragazzine che avevi in classe al liceo poi, insomma, è difficile difendere una lingua che non c’è.

Ma non è esattamente vero che la lingua non ci sia, sarebbe un’idiozia dirlo. L’italiano è una lingua strepitosa, è come una stoffa preziosa, non è così difficile cucire delle belle tende, il materiale dato è già notevole di suo. E quindi mi sono promessa di fare una scelta di poesie italiane che mi piacciono e proporle a loro, in polacco – che per me è come dire una torta di cioccolata con la crema di burro d’arachidi, con il dippiù che la poesia ha solo calorie benigne.

Qui però, con questo Come non piangenti in mano più che una scelta vorrei una moltiplicazione, ne vorrei ancora. Forse la scelta per la Rivista sarà dunque una scelta linguistica, perché sia di approccio alla traduzione, che sia un assaggio di questa complessità di sapori, che educhi la bocca a questa qualità, perché avvicinandosi alla traduzione si possa pensare alla traduzione dell’intero libro. Nell’attesa di un successivo libro di cioccolatini e col pensiero che per una volta la buona poesia non è solo quella polacca.

Qui di seguito una breve poesia che è un capolavoro. E basta, che la poesia non ha bisogno di grandi paroli ulteriore, è roba da critici che a volte ti vien da pensare se loro leggono per piacere o per cos’altro, come disse una Szymborska (gentilmente stupita dalla stupidità delle domande) a una giornalista italiana (ti pareva), ”nella poesia è detto tutto quello che un poeta può dire”. 

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7

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……………………………………………… a G.

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‘Non ci vedremo più” – dentro una voce

stinta di porcellana versavo il pianto,

dentro le crepe di uno spavento muto.

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Mi ascoltavi, eravamo seduti

alla grande finestra nei cieli.

Tu soave ‘‘chi lo sa” promettevi –

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Un capolavoro. Bellissima. Insomma tanto bella eppure non scritta in polacco,  incroyable! Come disse una cara vecchia signora a un amico ‘‘è impossibile che tu non sia ebreo, sei troppo intelligente”. Da trascrivere immediatamente, la sola cosa che le manca sono un po’ di sani segnetti riccioluti ą-ę-ł.

Cristina Alziati, Come non piangenti, ed. Marcos y Marcos 2011.

ps. i tremebondi puntini sono perché wordpress non dimentichi gli spazi, che questo wordpress fa icché vòle lui. Qualcuno aiuta la zia?

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