Aiài e oiòi

La settimana fidicina è passata all’insegna di un indebellabile virus. La giovane fanciulla si è fatta rapire da codesto virussaccio che non la molla più, le notti passano a fianco della mamma riflettendo su quanto insopportabilmente geloso stia diventando il pupo piccino, che la mamma non fa in tempo a farle una carezza, povera figliolina malata, che lui parte con una sirena di ira invereconda. Oppure lei dorme serena e lui le salta addosso e la bacia, la accarezza e le grida le sue verità, che lui di rado parla, solitamente urla come fanno i lupi sulle montagne. Dice che in Germania ci sono rimasti 32 lupi, bene uno ci s’ha noi in casa. La fanciulla grande invece ha ormai una sua vita privata, le crescono i capelli alla stessa velocità con cui lei stessa cresce e diventa una ragazzina e ogni tanto le parli, ti guarda e tutto è molto chiaro. Il virus tremebondo ha cercato di azzoppare anche la tata Tina, in un pomeriggio di pierogi e polpette le girava la testa e le doleva la pancia… e la tavola di cucina era piena di ingredienti da mescolare, cuocere e riporre. Che lei pure è capace di scegliere la strada più complicata quasi sempre, ”Tata Tina, dobbiamo preparare il pranzo per i bambini della scuola”, ”Ah! Che bello! E quanti sono?” ”Quindici bambini e quattro adulti. Quattro… hai presente, no? Pesano in media duecento chili l’una, quattro di loro fa quattordici”. La tata Tina ci pensa su un paio di secondi e poi scoppia in un entusiasmo luminoso e sentenzia ”Facciamo i pierogi. E le polpette. E una torta. Una torta semplice, eh, per bambini, una cosa con la cioccolata…”. E quindi con la casa invasa da pierogi, polpette e patate e farina il virus l’ha fregata, per fortuna che papà Bakunin ha portato da Israele delle pasticche americane da cavalli, e maman gliele passava come fossero monetine da jukebox, che non si spegnesse. Per fortuna la torta di cioccolato è stata cassata e i bambini si sono accontentati del resto.

E poi il più e il meno, una maestra che scrive a maman additandola di essere un’ignava, visto che ”certe cose” succedono solo a lei, e che ci sono ”Genitori Più Fortemente Impegnati” i cui figli hanno i libri che servono, e maman il libro glielo avrebbe tirato volentieri, e con impegno, ma dietro. O che ora già si suda a esser genitori dalle quattro in poi, ora ti pare che mi devo preoccupare di impegnarmi anche a scuola? E poi se impegnarsi significa comprar due libri, ma per favore, ma non cacate le palle, comprateli voi e fateci sapere quanto vi si deve. Impegnati, sì, i genitori francofortesi. O s’impegnassero loro a insegnare, non a far comprare libri.

O un gattino, piccino e tutto nero che la sera scende da noi e dorme con la ragazza grande, accoccolato insieme a lei sotto le coperte. Dorme dopo esser stato sfinito dal piccolo lupo delle montagne che gli corre dietro per il corridoio gridandogli ”Aiài!” che per lui vuol dire gatto. Il ragazzo è un minuscolo squilibrato, non ci sono dubbi. Ma del resto il quadrupedino è stato accolto per stemperare proprio le ossessioni di questo piccolo folle che se non cammina per casa dentro le scarpe di qualcun altro, preferibilmente gli stivali della mamma – che gli arrivano all’inguine, e deambula come uno zombie perché se casca in velocità si rompe – sta davanti all’armadio dove sono riposti gli strumenti di pulizia, che lui adora di un amore che è più forte delle cascate del Niagara, e fa lo stesso suono, se nessuno gli apre la porta. E quindi si convive con l’aspirapolvere, il mocio e la scopa nel mezzo, e GUAI A CHI LI TOCCA! Diventa una belva e urla e strilla e il mondo sembra debba finire, implodere sotto di lui. Il gatto serviva a distrarlo mentre in silenzio si cercava di riporre almeno l’aspirapolvere… Che lui ieri sera ha invece impugnato come un fucile e, forte di quel tubo tra le mani, si è avvicinato al gatto e gli ha intimato un nuovo, ennesimo, temibile ”Aiài”.

Oiòi, gli rispondevano in lontananza.

 

 

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