La salita delle ugonotte

Siccome gli anniversari tristi sono ancora più tristi dei giorni tristi e siccome la banda fidicina ha abbastanza a schifo le cose tristi, fu così che scattò la vacanza allegria. Allegria! In barba alle direttrici tedesche che hanno il corpo e il cuore di un tempio di cemento, con le gambe che fanno da colonna e il viso da timpano e non tollerano che i pargoli perdano neanche un’ora di scuola. Giammai! Figurarsi due giorni interi. E hai voglia a far notare che è per una gita coi genitori, in una città importante dove non sono ancora state, che fa bene vedere altre facce, sentire altre lingue, annusare altri cieli, altri puzzi, altri colori, hai voglia a dire che tutto ciò può, talvolta, eccezionalmente, essere educativo ed emotivamente fondante quanto lo scalmanìo della scuola. Figuriamoci, questo è il paese dove le eccezioni non esistono. Kaputt alle eccezioni. E quella è adeguatamente sorda come un muro di sasso. Alla faccia sua, anche, quindi, i fidicini se ne vanno. E ritorneranno, più belli di prima. Tiè.

Correranno, si sveglieranno all’alba, si stropicceranno gli occhi, che tra tutti e cinque, sei quanti sono, sono tantissimi, e in un parlottare fitto fitto polacco arriveranno fino a salire su un aereo per raggiungere lei, la città dove abita lo zio. Lei, la città imperiale, la città più bella del mondo, più splendida e più femmina. Lei, la splendida Albione. 

Quattro giorni di indomiti festeggiamenti, quattro giorni di splendore, di lusso e di glamour che lavino gli occhi da questo grigio serioso e dal rigore attento e noioso di Berlino. Berlino, tesoro, noi ti si vuole bene, davvero, però con tutta questa germanità ci fai una fatica… Se solo tu ti sbottonassi ogni tanto, tu ti alleggerissi a improvvisare, ad adattarti. Macché, Berlino ha lo sguardo della direttrice: bionda platinata, vestita di nero e guai a contraddirla che alza la voce. Ma che palle. 

Scappano! I fidicini fuggono e ridono. Via! Verso le inaugurazioni! Il compleanno dello zio! Gli scones con la marmellata!

Speriamo soltanto che le povere ragazzine non assistano allo spettacolo truzzo della mamma che davanti a chiunque parli british english dà il peggio di sé. Perde l’uso della muscolatura facciale, ascolta con gli occhi del luccio al banco frigo della coop e il capo le si inebria del solo fascino di quei percorsi labirintici che fanno le vocali, come se seguisse le consonanti trascinate dentro quelle bocche, che le sembrano navi risucchiate dai vortici dell’oceano, e quegli animali parlanti li vede in una danza derviscia di piroette e percorsi tumultuosi della lingua che nemmeno la Callas a cantare Rossini. Che loro, gli eletti, mica dicono Hi, loro, gli eletti, in mezzo alle due smilze letteruzze ci inseriscono una proustiana armonia di mulinelli di voce. Mica è Germania quella, quella è Inghilterra!!! O dillo Hi alla direttrice, dura un nanosecondo e la bocca nemmeno si schiude, anzi capace che se le dici Hi quella ti risponde HALO, sempre a bocca semichiusa. Un inglese Hi te lo dice con tutto il corpo, ti spalanca gli occhi, gli sberluccicano i denti, gli surfa la lingua. 

Viva Camilla Parker Bowles! Viva la regina! Viva la monarchia! Viva l’Inghilterra! 

E per festeggiare, una bella szarlotka.

Immagine

 

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2 thoughts on “La salita delle ugonotte

  1. Athena Panni ha detto:

    Ma belli che andate a londra! Era ora!

  2. Fidicins ha detto:

    Eh, con la guida di zia Peonia, magari…

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