Partenze

Domani la mamma parte. Esatto, se ne va. Ma poi ritorna, certo che ritorna. Va a Milano, mica a Londra, non c’è mica il rischio che rimanga appiccicata come un topo al vischio. A Milano, ma siamo matti? Quanti sono i polacchi a Milano? Ecco, pochissimi, in confronto a quanti ce ne sono a Londra. E poi a casa ci siete voi, io sono bravissima a ritornare, ovunque mi trovi non vedo l’ora.

Il giorno prima della partenza è un giorno come un altro, se non fosse per il mal di pancia, il mal di testa, il bisogno di una scatola di calmanti da ingoiare come zigulì alla banana, l’idea che i tre rimarranno con la (povera e santa) tata Tina, senza il babbo, perché il babbo che è sempre qui il fine settimana l’unico fine settimana che la mamma non c’è non c’è nemmeno lui, la sensazione che senza di me staranno benissimo, smettila, sì ma non sono loro a soffrire, loro si divertono come matti, sono io nella bocca dell’ansia, di traverso, come un topo al gatto, il senso di colpa per il piacere di vedere degli amici carissimi i quali, e sono due, compongono praticamente il 75 per cento degli amici di maman, e ultimamente le poche scintillucce di allegria le ha ricevendo o scrivendo loro delle mail, adesso li vede, ci parla, wow, aiuto, il pensiero di non aver tradotto il testo da leggere che si fa sfottere da un altro pensiero, e gli dice, e ha ragionissima, ma che ti frega di scriverlo, lo leggi e lo traduci al volo, o che sarà un problema? Il che è vero, ma forse anche no.

Il problema è che nella testa della mamma c’è un ping pong ferrato tra bianco e nero, e ciascuna cosa è sia in un modo che nel suo esatto contrario, pare sia solo una questione di punti di vista, il destro e il sinistro. La soluzione è comunque sempre pari a zero. Finché arriva una partenza e sconquassa tutto, che lei è la sola variabile che si impone in un risultato diverso dallo zero, dal rimanere in casa, dal godimento dello stare in pigiama, dal farsi sovrastare dai libri, dal sapere che alle quattro escono da scuola e il lunedì c’è teatro, il martedì il coro e il mercoledì la danza e la sera si cena e poi ci si lava i denti si fa la pipì e si va a letto. E che palle. Eh, sì, che splendide tonde pallette rassicuranti.

La partenza, appunto. Forse è il caso che la mamma parta più spesso, prima che i tre pargoli si informino e con un salto carpiato della letteratura familiare la buttino fuori di casa. Loro.

”Mamma! Basta, se continui così te ne vai! Questa è una casa non una clinica psichiatrica!” 

Sarebbero capacissimi, ma infatti lei è per questo che topolino lo allatta ancora.

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