Armonie

Mentre la mamma chiudeva il piumino alle ragazze nell’ingresso lui si liberava in un unico vagito di un’unica nota. Al quale accorreva lesta e deliziosa la tata Tina, per far risalire in un abbraccio mattutino dalle coltri piumose quel signorino, quel reuccio, quel piccolo meraviglioso signore di tutte loro, le femmine fidicine.

Le tre dell’ingresso hanno però sospeso i respiri nel sentire l’avvicinarsi del passo di un soldatino piccino che riecheggiava nel corridoio. Ton, ton, bacino dinoccolato e passo sicuro. Era lui, accigliato e imbronciato che avanzava da solo. Lo sguardo fermo e diritto per quanto perso nel vuoto era per lei, la colpevole da redarguire. Si è avvicinato e non appena l’ha scorta le ha alzato l’indice, accusatorio. E con voce grossa, per quanto grossa possa starci in quel metro e poco più, si è espresso:

Mamma! Puppa.

Come dire, come hai avuto il coraggio di osare abbandonarmi in quel lettone spoglio? Vergogna, cattiva. Mi sono svegliato, ho avuto voglia di puppa, la mia puppa, mi sono girato e cosa? Non c’eri. Vergogna, per stare poi a tirar su la cerniera a queste due cinciallegre con le treccine.

Perché lui è così, piccinino e delizioso. E sicuro di sé, tanto sicuro di sé che poi gli basta incrociare lo sguardo con quello delle sorelle ell’è tutto un cambio di note, una strofa nuova d’armonia, si sale di scala e si svolazza in un falsetto di bacini e carezzine e sdolcinate tenerezze. E si ride e si scherza e ci si bacia tutti, che anche oggi la giornata comincia in maniera allegra grazie a uno di loro.

Su fidicin è finalmente bella l’armonia, una settimana di vacanza nevosa ha stravolto emotivamente la mamma perché il ruolo del compositore e del direttore d’orchestra e del regista e del teatro, insomma, come dire, farebbe faticare chiunque, soprattutto tra musei teatri e passeggiate, che questa l’è una mamma rompicoglioni, di quelle che nozioni a gogò, e siamo nel 1835, ma anche nel 2050, e qua e là gira la testa. Che poi per far loro apprezzare le pergamonerie antiche ci vuole un affascinatore di conigli e lei fa del suo meglio, e racconta, racconta finché le carica al punto giusto finché le vede allontanarsi a scodinzolare tra le colonne e le mattonelline blu di Babilonia. La fatica però, eh, la fatica del genitore è un sentimento speciale, è un annientamento del corpo, una catastrofe di forza che manca persino l’energia di pensare, che so, all’aver sete o al doversi sedere, eppure tutto questo sentirsi ko svanisce ed evapora davanti a un loro solo sorriso di quelli veri, di quelli che nemmeno si muove la bocca, ma sono le guance che sorridono, è lo stomaco che lo fa, il corpo, l’è tutto un benessere che s’allarga e si sente, dio se si sente, o a una frase messa bene di quelle che sono il capitolo quindici di un lungo romanzo scritto da voi, o a un gesto di conferma casuale che però dice che sì, che tutta la fatica è stata ben riposta. E allora la mamma ritorna fresca e pimpante.

Poi certo, le vacanze finiscono, ritornano a scuola e diosiabenedetto. Però alla mamma capita poi per caso quasi di non riconoscerle all’uscita di scuola, come se le avesse viste uscire di casa bambine e le ritrovasse poi lì, alle quattro, sempre bambine, per carità, ma molto meno, quasi avessero fatto un blup di crescita tra un’ora di matematica e una di sachkunde. E quando lei glielo dice loro un pochino si vergognano, e non rispondono, però poi si allontanano a piedi e cominciano a ridere, a ridere, a ridere, che la mamma le sfotte e loro ridono e poi si raccontano Invito a cena con delitto, ”Voce viene da vacca su muro” e poi hanno tutti gli occhi pieni di lacrime che anche un pochino si surgelano per il freddo e arrivate a casa incontrano il vicino che preoccupato chiede:

– Che è successo? e lo chiede sinceramente preoccupato

Nulla, perché? rispondono loro ancora più preoccupate

Hai pianto?

Pianto? ma che dice??? E allora lui indica loro che in effetti sì, hanno gli occhi lucidi di lacrime e anche le guance sono un po’ luccicose perché mal stropicciate dalle lacrime ripulite

Ah, le lacrime? No, è la mamma. Ci fa ridere…

L’armonia, l’armonia.

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