Nevica

neve

Essí, sembra proprio di esser dentro una favola. Ha chiosato maman, di mattina e a voce alta, uno sguardo disperato della tata Tina, la quale davanti all’ennesimo giorno di neve di merda scuoteva la testa. Non se ne puó più invece, basta. Va bene cercare di interpretare con ottimismo, ma c’è anche un limite e qui il limite si travalica. Questa attesa della primavera è uguale all’attesa di capire una frase in ungherese: infinita. Però che c’entra, lei nell’ungherese non ci ha mai sperato. E il fatto che se riuscisse a capire qualcosa le verrebbe dentro un godimento tipo da tulipani in fiore non vuol certo dire che le cose debbano accadere secondo il medesimo ritmo. Peró su Fidicinlandia questo è il tempo laborioso dell’educazione, che ‘ste figliole vengon su qua e là sguaiate che guai e se poi non dicono grazie, non sorridono o rispondono male a qualcuno per la strada o a lei a maman ci piglia lo stranguglione. Risparmiatemi lo stranguglione, vi prego, sembra dire.  Dell’educazione e dell’ottimismo. Perché a guardarsi intorno c’è di che perdere l’equilibrio, ma non vuol dire che se il gioco si fa duro e la notte gli occhi si spalancano perché come si fa a dormire e a non pensare a quel che succede, ecco, non vuol dire che non si possa guardare quella realtà con gli stessi occhi ma da un altro punto di vista. Come quando una piccola fidicina treenne incontrò il suo primo morso di cane e ci rimase male, lei, cresciuta nella versione più ecumenica e animalista possibile. Lei, che se avesse incontrato un coccodrillo gli avrebbe fatto una carezzina. Ecco, lei, a quel canino piccolo, brutto e isterico che già l’aveva morsa e le si stava riavvicinando con fare aggressivo, rispose con una frase che fu poi assunta a filosofia fidicina e se avessero uno scudo di famiglia ce la scriverebbero sopra, insomma, lei piccinina alzò il suo ditino indice treenne e gli disse ”Ora basta, eh?”. Non pianse, non scappò, non lasciò che l’isteria di quel toporagno con le zampe storte la contagiasse. Ecco, così i fidicini rispondono alle difficoltà della vita, con un gentile ”Ora basta, eh?”. Anche alla neve, ora basta.

E però adesso pare che non funzioni, perché questa neve non smette di scendere e conferma l’intuizione mammesca che col significato buono della vita spesso si debba giocare a nascondino, anche. A cercarlo peró, non a nasconderlo. Dove sei? E alzare la tovaglia che magari si nasconde sotto il tavolo, o dentro un cassetto o invece sta bene in primo piano sul comó e solo noi non ci s’era fatto caso. Se poi uno ci mette la stanchezza di star dietro emotivamente giorno e notte a tre figlioli, be’, capita persino che quel significato buono lo intraveda sopra la ubahn, nell’attimo però in cui si chiudono le porte e ti lascian fuori, portandoselo via. Son casi in cui il pensiero parte in automatico sulla speranza, sono epifanie che ricompaiono, in teoria, basta far loro spazio. E in quel gioco del nascondino si fa anche ordine, si fa. Che capace sotto quel tavolo, sotto quella tovaglia, si ritrovi un calzino, un libro, un qualcosa di smarrito. E l’ordine fa spazio al sole, che prima o poi arriva.

Educazione e ottimismo, anche se fuori c’è la neve e bagna le scarpe e si scivola e i fidicini hanno esaurito le forze per il freddo e per l’inverno. Anche se la mattina le ragazze si alzano e si battibeccano e la mamma deve subito intervenire con le sue massime gandhiane al balsamo di calendula, ma con la cofana di capelli incolti a parrucca pare piuttosto una scimmia e prima del caffè, oddio, non è per nulla credibile.

Ma che meraviglia! Visto che bella la neve oggi? disse ella

Nevica! WOW!!!! risposero loro

Ecco, a volte funziona. Santa infanzia.

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