Sulla festa della mamma oppure, e piuttosto, sulla nascita di una colorita espressione

Cara maman,

oggi è la festa della mamma, in generale, ma parlo con te perché so bene, me lo ricordo sai, so che tra poco sarà anche il tuo compleanno quindi per te è una festa doppia, e vorrei augurarti che sia davvero una gran bella settimana. Ricca e piena di maternità. Ecco, è per questo che ti scrivo. Mi ricordo, sai, di quanto la tua mamma voleva che dentro quella sua grande pancia ci fosse una femmina, di come lo sperava anche se faceva finta di esser sicura che così fosse. E poi era così felice quando le han detto che sì, che eri proprio una femmina. Pensare che quello era persino il giorno della festa della mamma, perché la tua mamma era un po’ come te, una che sceglie le strade più complicate, che mette un gran casino di cose al fuoco, ma quando poi i risultati vi tornano son sempre grosse emozioni, una mia amica di Palermo direbbe ”belle cose, belle cose’. Proprio belle cose, sì. Essì. E quindi sei nata per la festa della mamma e sei stata il suo regalo. Ecco, so anche che poi lei, a un certo punto, un po’ prestino in effetti, lei con quel regalo non ci ha più fatto granché, perché è morta. E proprio quando anche te stavi per diventare mamma. E vabbe’, avrai imparato ormai a non soffrirne, no? No, eh? Ma dai, sappi che non lo ha fatto perché eri una roba rotta che non funzionava più, no, non è per questo che ti ha lasciato da qualche parte, che si è dimenticata di come ridevate insieme da farvi venire le lacrime e poi correvate in bagno a fare la pipì che rischiavate di farvela addosso, poi il bagno era sempre uno solo e te arrivavi prima, litigavate e lei ti diceva ”madonna, che carogna che sei, a una vecchia mamma”. Vecchia, le mamme queste cose le dicono un po’ così, che lei vecchia proprio non era, avrà avuto sì e no 40 anni. Devi perdonarci, noi quassù abbiamo un sacco di casini da risolvere e capita che se uno sta troppo zitto, se uno non si lamenta abbastanza, ecco, noi ce lo dimentichiamo. Siamo distratti anche noi e siamo pochi, l’è un’azienducola di famiglia e quello lassù è un despota che tocca sempre ascoltarlo, tu sapessi che fatica che fo. Però ti guardo, e ho visto che per te esser diventata mamma è stato complicato proprio perché avevi bisogno di colmare quel buco. Non ne hai fatta passare nemmeno una di feste della mamma, nemmeno una. Avevi paura di piangere, di stare male, di prendere un mitra e fare una strage di figliole sorridenti coi pacchetti in mano? Avevi paura di comprarle un vestito a pois, poi farlo a pezzi coi denti e masticarlo? E allora ti sei fatta festeggiare, che in quella prima festa della mamma senza la tua mamma la mamma eri già diventata te. Complicato, persino da raccontare. E quindi lo sei proprio voluta diventare nonostante ci fosse dentro di te quella gran paura di piangere, ma te sei una testona e le paure le affronti di petto, no? Magari a occhi chiusi, ecco. Però le paure rimangono anche più salde quando non si guardano, sai? Lo vedo che sei sempre lì a leggere di queste cose, e la Hope Edelman, brava lei, eh? Anche a me piace tanto, che io pure sono una mamma senza mamma, eh? E pure io sono stata una figlia senza mamma. E poi Alina Marazzi anche ti piace tanto? Bravissima, hai ragione. So anche che quando vedi una mamma che sta male, una mamma di quelle che la vita se la tolgono perché si sentono sole, sole e basta, ecco, lo vedo che ti commuove tanto. Lo so che hai paura del suicidio. Perché è vero, ci sono dei momenti di buio in cui i figlioli non bastano, credevamo, ma invece non funziona. Però tu sei brava a esser con loro, sei stata brava a ascoltarli, a accoglierli e a venir dopo alle loro esigenze, che questo fa una mamma, una mamma viene dopo, sempre. E ti vedo che sei capace di esser felice, brava. 

Quindi va tutto bene, carina, va tutto bene e puoi andare avanti. Il regalo è per te come mamma, ma anche per loro che sono i tuoi tre pargoli, perché vi sentiate uniti e simili. Perché la sorte, per una mamma, è sempre comune a quella dei suoi figlioli.

Buona festa,

M.

ps. Non per eccedere in autoreferenza, ma guarda me, guarda che lavoro mi tocca fare per aver avuto un figliolo come ho avuto io.

 

– No! Topi è pieno di pidocchi! E adesso arrivano le bimbe e si riempiranno anche loro. E io? Con questa cofana di capelli? Puttana la Madonna troia! 

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2 thoughts on “Sulla festa della mamma oppure, e piuttosto, sulla nascita di una colorita espressione

  1. Anna Guidi ha detto:

    Una mamma viene sempre dopo: no, tutto è insieme e contemporaneamente e non è dato scindere la donna dalla mamma, la figlia dalla mamma, la lavoratrice dalla mamma, l’amica, la politicamente impegnata, l’amante, la moglie, l’innamorata, l’attivista culturale dalla mamma….non è dato. Complicato tenere tutto assieme, il prezzo è altissimo per se e per gli altri, ma i tagli, le finestre, le caselle…..soluzioni schizofreniche . Siamo state nella storia con l’anima e la carne, con la testa e il corpo, forse era tutto eccessivo, ma onesto. Ogni generazione ha i suoi modi, le sue colpe, i suoi eroismi.

    • Fidicins ha detto:

      Ogni generazione deve aspettare la successiva per poter vedersi, credo. Il mio ”venir dopo” sta nella telefonata da scuola, quando ti dicono che il bimbo è malato, e allora vai, e stai con lui, stai con lui finché non sta bene, finché non sei sicura che starà bene e quel dopo, quel tutto che viene dopo lo vedi, lo osservi e lo lasci andare. E lo si fa con grande serenità, anche.
      No? Oddio, non dirmi di no.

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